Ex Presidente del consiglio dei ministri, il vecchio Émile Beaufort dedica gran parte del proprio tempo a dettare le memorie alla sua devota segretaria, la signorina Millerand, a La Verdière, dove si è ritirato. Anche se non fa più parte dell'agone politico, tiene sempre d'occhio le notizie. Davanti a una crisi istituzionale, la stampa ritiene che il deputato Philippe Chalamont possa formare un governo di ampia unità nazionale. Beaufort, benché ritiratosi in provincia, si sente chiamato e coinvolto: Chalamont, vent'anni prima, è stato suo segretario particolare, e Beaufort ne aveva coperto qualche errore, conservando però un incartamento su di lui e una lettera di autoaccusa dello stesso tra le proprie carte. Perciò mette e poi rifiuta di levare il proprio veto per un ritorno al governo di Chalamont. I due si incontrano, ma le minacce reciproche non portano a un accordo. Nonostante la salute malferma e l'età, il "presidente" non rinuncia alle proprie idee di correttezza morale.

Émile Beaufort
Philippe Chalamont
Mlle Millerand
François, le chauffeur
Antoine Monteil, le ministre des Finances
Henri Lauzet-Duchet, le gouverneur de la Banque de France
le docteur Fumet, le médecin personnel de Beaufort
Huguette, la bonne
Gabrielle, la cuisinière de Beaufort
Augustin, le vieil agriculteur ami de Beaufort
Gaston, le chauffeur de car et guide
Jussieu, un parlementaire